8 Settembre 2017: Convegno su Marcello Conversi

Il Rotary Club di Tivoli, con il patrocinio del Comune di Tivoli
e del Convitto Nazionale “Amedeo di Savoia duca di Aosta”, e del Lions Club Tivoli Host, e dell’Associazione Ex-Alunni del Convitto Nazionale “A. di Savoia” ha organizzato un convegno rivolto alla cittadinanza tutta per la celebrazione del centenario della nascita di Marcello Conversi, fisico tiburtino e ricordare la sua vita caratterizzata da un impegno scientifico ed etico di grande valore.

Dopo il saluto del Presidente che ha ringraziato per l’ospitalità il Rettore prof. Antonio Manna, i patrocinanti tutti, i rappresentanti delle istituzioni, i numerosi membri della famiglia Conversi ed il pubblico che ha affollato la sala, hanno preso la parola i relatori.

Il prof. Giovanni Battimelli, Docente Emerito di Storia della Fisica alla Sapienza, ha ripercorso le vicende del cammino scientifico ed umano di Marcello Conversi che insieme ad altri due studiosi, Oreste Piccioni ed Ettore Pancini portò a termine una ricerca che, finita la guerra, avrebbe portato ad un risultato per quei tempi sensazionale.

L' esperimento, per il quale i tre sono ancora oggi famosi nel mondo scientifico, e che valse loro una candidatura al Nobel si concluse alla fine del ‘46.

Esso dimostrò che il mesone dei raggi cosmici non era affatto la particella ipotizzata dal fisico giapponese Yukawa bensì una particella del tutto simile al comune elettrone ma 200 volte più pesante.

E quella ricerca viene spesso citata come l'inizio della fisica delle alte energie.
Marcello Conversi era stato allievo di grandi fisici come Fermi ed Amaldi, e, a sua volta, è stato maestro di allievi che oggi sono tra i nomi più illustri della fisica italiana, a cominciare dal Nobel Carlo Rubbia che con il Conversi ha preparato la tesi di laurea e portato avanti una serie di ricerche. Se la qualità di un buon maestro si misura anche dalla riuscita dei suoi allievi, oggi di Marcello Conversi, si può ben dire che il suo bilancio come docente e maestro è altrettanto lusinghiero di quello come scienziato.

 

La prof.ssa Elisabetta Pallante, Docente di Fisica all’Università di Groningen, alunna di Marcello Conversi, è partita, avvalendosi di un filmato, dalla spiegazione della corrispondenza in alcuni aspetti fisici dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo ed ha proseguito compiendo un vero e proprio “miracolo”: è riuscita ad illustrare ai presenti, grazie alla sua capacità di chiarificare anche ai profani concetti fisici di grande complessità, il concetto di “muone” e cioè di una “nuova” particella, scoperta appunto dal Conversi e dai suoi colleghi che si distingueva da quelle che erano state chiamate mesoni, perchè priva di interazioni nucleari e quindi più simile all'elettrone. La maggior parte dei muoni che raggiungono la Terra è prodotta dai raggi cosmici.
Proseguendo con il racconto della sua attività di scienziata e dell’incontro con Marcello Conversi, ne ha evidenziato anche la grande disponibilità e chiarezza, l’entusiasmo contagioso per il proprio lavoro, la generosa capacità di dare all’allievo le giuste indicazioni per i campi ed i metodi migliori di ricerca, tutte caratteristiche che la Prof.sa Pallante ha preso come esempio nel suo percorso umano e professionale.
Entusiasmo, equità di giudizio, grande competenza: sono le doti che ancora oggi i suoi ex allievi riconoscono a questo signore della scienza che fu definito un “fisico gentiluomo”.

 

E’ stato poi proiettato il documentario “I ragazzi di Via Giulia”, prodotto da RAI 3, alla presenza del regista ed autore Adolfo Conti.Il documentario, avvalendosi diimmagini di repertorio in parte inedite ed estremamente suggestive, di interviste e di ricostruzioni recitate, ci ha riportato nella Roma della seconda guerra mondiale, straziata dalla guerra, dai bombardamenti e dall’occupazione nazista, nella quale Marcello Conversi non rinuncia ad essere scienziato ma anche cittadino, portando avanti sia la sua ricerca che un’attività di supporto alla resistenza romana.


A questo proposito, per descrivere quanto abbiamo visto, la scelta migliore è avvalersi dello stralcio un articolo a firma di Alberto Stabile pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 12 settembre 1987 nel quale è lo stesso Marcello, intervistato, a raccontare la sua esperienza:
“Alle sirene dell'allarme eravamo abituati. Ma quando cominciarono a cadere le prime bombe capii che eravamo nell' occhio del ciclone. Ricordo una mia coraggiosa studentessa che in quel momento parlava con la madre al telefono. Non è nulla, stiamo spostando dei mobili, disse alla madre nel tentativo di rassicurarla e chiuse la conversazione. Ebbi la prontezza di spirito di mettere in salvo l'apparecchiatura che Piccioni ed io avevamo costruito per il nostro esperimento, allontanandola dalla finestra che, da lì a poco, come quasi tutte le finestre dell'istituto, sarebbe andata in frantumi.”
Ricorda il collega Amaldi: “L'interruzione era ormai inevitabile per tutte le nostre ricerche ad eccezione delle misure di Conversi e Piccioni la cui strumentazione costituiva in quel momento una specie di piccolo sistema chiuso.” Ma bisognava andare avanti, proseguire nella ricerca: “Il mantenere funzionante a tutti i costi questo esperimento” - sono ancora parole di Amaldi- “era diventato, per tutti noi, una specie di simbolo della nostra volontà di continuità culturale e scientifica. Così, abbreviando, si decise che l'apparecchiatura di Conversi e Piccioni venisse portata in luogo più sicuro. Si pensò ad un qualche locale il più vicino possibile al Vaticano che godeva di un ombrello protettivo dai bombardamenti. Il luogo venne individuato in uno scantinato del Liceo Virgilio di cui Conversi conosceva il vicepreside, professor Fagiolo. Questi chiese il permesso al preside, Bandini. Alla fine di luglio avvenne il trasferimento. La preziosa apparecchiatura di Conversi e Piccioni con l'aiuto di alcuni studenti venne messa su un carretto che, spinto a mano, attraversò tutta la città. Io li accompagnavo in bicicletta” - ricorda Amaldi – “un po' precedendo e un po' seguendo il carretto, cercando di evitare incidenti stradali e pregando i vigili urbani di darci il passaggio. Da lì ad un mese il comando tedesco a Roma promulgava l'ordine di non asportare alcun materiale scientifico dai laboratori ed istituti di ricerca riservandosi evidentemente la possibilità di requisirli.”

A questo punto, dopo i saluti della famiglia rappresentata dalla figlia, che ha raccontato episodi di vita quotidiana, si può chiudere il resoconto di questo evento, che ha avuto un grande successo di partecipazione e spessore culturale, con il commento del presidente del Rotary avv. Alessandro Mattoni che, dopo avere ringraziato i relatori i patrocinanti e tutto il pubblico, ha concluso sottolineando che con questo convegno non era stata solo fatta una importante commemorazione di uno scienziato tiburtino illustre, ma grazie all’intensa vividezza e varietà degli interventi la figura di Marcello Conversi emergeva ora come quella di un amico, un amico che a tutti noi può dare un esempio di vita.