Conviviale del 10 marzo 2016: Come armonizzare professione e Rotary

Durante questa conviviale il tema centrale è stato la riflessione su come vivere i valori rotariani a tutto tondo, dentro e fuori la professione. Per meglio focalizzare la situazione del Club di Tivoli, alcuni soci hanno portato la loro esperienza ed è stata un'occasione per confrontarci tutti insieme sul nostro modo di vivere il Club, conciliandolo con la professione. 

Conviviale del 25 febbraio 2016: Le scienze acustiche nello studio dei terremoti e dei vulcani

Il nostro relatore è Claudio Rafanelli, Ingegnere Nucleare e ricercatore associato del CNR. 

Dal 2008 al 2015 è stato Direttore dell'Istituto di Acustica e Sensoristica “O.M. Corbino” (IDASC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma.

Impegnato in numerosi progetti e ricerche, nazionali e internazionali, tra cui ricordiamo il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) con studi sul clima e sviluppo di strumentazione, si è dedicato anche alla docenza ed è autore di oltre cento pubblicazioni su libri, riviste internazionali e nazionali, comunicazioni a congressi e relazioni tecniche. 

Claudio Rafanelli ha relazionato sul tema "le scienze acustiche nello studio dei terremoti e dei vulcani".

L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il territorio e per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto.
Inoltre le nostre città e borghi hanno edifici antichi e storici, che spesso ospitano istituzioni pubbliche, scuole, musei, teatri, ospedali. 

E’ fondamentale, quindi, avere delle precise informazioni sulla stabilità e vulnerabilità di tali strutture, così come di ponti, gallerie, viadotti, ecc., per la salvaguardia e l’incolumità delle persone, informando e allertando tempestivamente la popolazione.  

Nell'incontro sono state presentate le tecniche moderne per la prevenzione del rischio sismico e vulcanico, basate su metodologie ad ultrasuoni. Dopo una breve descrizione delle Scienze Acustiche, si è parlato dell'applicazione degli ultrasuoni in Geofisica e delle Emissioni Acustiche (AE) quali precursori di eventi sismici. 

Conviviale 26 novembre 2015: Santa Sinforosa

Il Prof Moscetti ci ha parlato del culto della Santa venerata insieme al marito Getulio nella nostra zona. 

Una breve biografia del nostro relatore.

Eugenio Moscetti - biografia Archeologo, laureato in lettere classiche all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si è specializzato in Topografia archeologica, alla Scuola Nazionale di Archeologia della stessa università.
E' stato Direttore dell’Antiquarium comunale di Guidonia Montecelio ed è conservatore del Museo della Via Cornicolana a Setteville di Guidonia; consulente tecnico per l’archeologia presso il Tribunale di Tivoli, è stato anche socio del Rotary Club Guidonia Montecelio; socio attivo della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali.

Di seguito l'abstract della relazione.

IL CULTO DI SANTA SINFOROSA A TIVOLI 

e la sua basilica martiriale al IX miglio della Tiburtina Semen est sanguis Christianorum - Tertulliano, Apologeticum (50,13)

Poco oltre l'abitato di Setteville, al Km. 17,300 della via Tiburtina, a destra della strada per chi si dirige verso Tivoli, di poco discosto e celato da un gruppo di alberi e da vegetazione infestante, è a malapena visibile il rudere absidato della più importante basilica paleocristiana del territorio di Guidonia, dedicata a S. Sinforosa e ai suoi sette figli.

L'area è stata oggetto di scavi da parte di Stevenson nel 1887 e di Stapleford nel 1967. La parte ancora conservata è costituita da un'ampia abside di m. 6,20 di diametro, preceduta da un presbiterio rettangolare di m. 6,30 X 3,50 con volta a botte rinforzata da due costoloni in laterizi. Anche l'abside è rinforzata da una nervatura longitudinale che termina nell'incavo del columen della navata. La tecnica dell'opera laterizia è simile a quella delle chiese paleocristiane di Roma, con mattoni di colori diversi e abbastanza spessi. Ai lati del presbiterio si trovano due vani rettangolari con soffitto ad arco fortemente ribassato in laterizi in cui veniva custodita la suppellettile sacra. Della navata centrale è ancora conservato solamente un arco a tutto sesto poggiante su pilastri rettangolari. Al di sopra di questo si trovava una finestra, poi richiusa, che illuminava l'interno. Secondo la ricostruzione proposta dallo Stevenson le altre finestre, di forma rettangolare, dovevano trovarsi tutte in corrispondenza degli archi. La copertura era a capriata, mentre l'interno era decorato da affreschi di cui, al tempo dello Stevenson rimanevano tracce di quello dell'abside a bande e festoni. Lungo l'abside e nel presbiterio, inoltre, vennero rinvenuti i resti di piccoli fori per sostenere intarsi marmorei posti fino a tre metri ca. dal piano del pavimento. Tracce di fondazione dimostrano che abside e presbiterio erano separati da transenne (plaustra). Lo scavo dello Stevenson, oltre alla pianta del tempio absidato a tre navate con doppia fila di sei pilastri (m. 40 X 20 ca.), riportò alla luce i resti di muri in laterizio di un edificio più piccolo con pianta alquanto irregolare a forma di cella tricora (m 20 x 14 ca.). Questa seconda basilichetta a tricora, che lo Stevenson chiamò “minore”, databile alla fine del III-metà del IV sec., fu costruita sul più antico sepolcro dei martiri; ad essa, dopo il definitivo trionfo del Cristianesimo, nella fine del IV- seconda metà del V secolo, fu affiancata la chiesa “maggiore”, per poter accogliere i fedeli che sempre in numero crescente accorrevano a venerare le spoglie dei martiri, collocate in una fossa (cella memoriae) posta sotto l'abside mediana della cella e resi visibili mediante l'apertura di una fenestella confessionis, posta al centro delle absidi contrapposte delle due chiese. Molti dei dettagli desunti dallo Stevenson sono stati verificati e confermati negli scavi condotti dallo Stapleford che hanno tuttavia provato come risultasse infondata l’ipotesi dello Stevenson sull’esistenza di una cripta sotto la basilichetta a tricora, e sulla mancanza di tombe sotto il pavimento e di un atrio porticato (nartece) nella basilica maggiore. Nella seconda metà dell'VIII secolo, in seguito all’assedio dei Longobardi del 756, le reliquie dei martiri, sotto il pontificato di Stefano III, vennero traslate a Roma nella chiesa di S. Angelo in Pescheria. Questo avvenimento provocò il rapido abbandono e decadimento della memoria e degli edifici di culto. Il luogo fu tuttavia trasformato in abitazione cimitero dalla popolazione rurale che viveva nelle vicinanze, come dimostrano le tombe, databili tra il IX e il XVII sec., rinvenute dallo Stevenson nella chiesa maggiore, e due fornaci del XVI sec ricavate nelle absidiole N e S. della basilichetta, messe in luce dallo Stapleford. Con la nascita del cimitero, si ebbe verosimilmente una sopravvivenza del culto che determinò alcuni restauri ancora visibili quali lo sbarramento della navata all'altezza dei pilastri superstiti e la chiusura degli archi laterali.

L'attribuzione degli edifici di culto in questione a S. Sinforosa ed ai suoi sette figli trova riscontro unicamente nelle fonti letterarie antiche, poiché‚ nella zona non sono state riportate alla luce conferme archeologiche quali lapidi funerarie o commemorative. Nel Martirologio Geronimiano alla data del 18 Luglio troviamo scritto: Romae via Tiburtina miliario VIIII Sempherosae matris septem germanorum; mentre nella Passio, dopo l'elenco dei figli (Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Statteo e Eugenio) e il ricordo del giorno della celebrazione si afferma: Eorum corpora requiescunt in via Tiburtina miliario ab urbe nono [...]. Il fratello Eugenio seppellì il corpo della santa, gettata nell'Aniene dal Tempio di Ercole, in suburbano eiusdem civitatis (l'antica Tibur), per ordine di Adriano probabilmente nel 135, quando l'imperatore si ritirò nella sua villa di Tivoli. I suoi sette figli furono invece uccisi qualche tempo dopo al madre, in una località non precisata che venne chiamata "ad septem biothanatos" (= ai sette periti per morte violenta). Successivamente i loro corpi furono traslati nel sepolcro ricordo della madre, accanto al quale fu poi eretta la chiesamaggiore. Il toponimo "Fratres" compare per la prima volta nel IX sec. e si è conservato fino all’età moderna nella forma corrotta "Sette Fratte" che designa tutta la zona ad ovest della memoria e da cui sono da considerare derivati i nomi di Setteville e Settecamini. Dopo la riscoperta e lo scavo effettuato dallo Stevenson nel secolo scorso, per interessamento del duca Grazioli si provvide al restauro e alla sistemazione dei resti della basilica maggiore che furono opportunamente recintati e restituiti al loro uso sacro. Nel fervore di studi e devozione che seguì la riscoperta si rinnovarono dopo tanti secoli i pellegrinaggi dei fedeli tiburtini nel luogo dove erano state deposte le reliquie della martire.

L'edificio, connesso al culto della martire Sinforosa rappresenta un importante monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e storico. Purtroppo oggi i resti della basilica versano in un infernale stato di degrado e totale abbandono che minacciano di far scomparire per sempre questo insigne monumento. La basilica è oggi difficilmente rintracciabile, perché, come sopra accennato, ubicata in un terreno incolto di proprietà della famiglia Todini; totalmente ricoperta da vegetazione infestante nei resti ancora conservati delle originarie strutture, l'antico monumento cristiano giace, infatti, negletto ed obliato, nel colpevole silenzio di chi, privati proprietari, pubblici amministratori e competente Soprintendenza, avrebbe il dovere di preservarla per le future generazioni. 

 

Conviviale di Natale: Il Rotary per il Villaggio Don Bosco

Il 18 dicembre 2015 come da antica ed ogni volta nuova tradizione ci siamo ritrovati al Villaggio Don Bosco per scambiarci gli auguri di Natale. L’allestimento della sala è stato completamente rinnovato, le signore del Groc hanno aggiunto un albero di natale all’ormai “nostro” presepio, e per non farlo sentire solo hanno decorato i tavoli con una fantasia di rami di abete punteggiati di candele.

Non è mancata la partecipazione del Rotaract e dell’Interact capitatati dalle presidenti Marta Mollicone e Camilla Bellucci, quest’ultima ha avuto anche il piacere di consegnare a Flavia, in rappresentanza del CIS, la somma raccolta con l’ultima attività svolta.

Anche quest’anno la riffa è stata la protagonista della raccolta fondi della serata, grazie ai premi offerti dai soci. Il banditore Ozot Junior ci ha fatto capire che il tempo passa perché l’abbiamo trovato dallo scorso anno cresciuto sia in altezza che in abilità e sia i ragazzi dell’Interact che i figli dei rotariani presenti hanno letteralmente stracciato tantissimi biglietti, oltre a  fungere da tesorieri e da corrieri dei premi vinti.

Il risultato è stato quello di sempre: collaborare, soci, signore, ragazzi, dividendoci i compiti e regalandoci una serata in serenità ed amicizia per consegnare a Don Benedetto, socio onorario ed amico da una vita, la nostra testimonianza concreta dell’affetto verso il Villaggio.

Conviviale del 12 Novembre 2015: In Vino Charitas

Ospiti i rappresentanti dell'amministrazione comunale e dei Carabinieri Guardia di Finanza e Polizia che ci hanno parlato della situazione della legalità sul nostro territorio, ha preso corpo un progetto del Club.

Sui tavoli delle conviviali rotariane, ed anche su quella del Rotary di Tivoli, presso il Ristorante "Angolino di Mirko" compaiono per la prima volta i vini dei terreni un tempo appartenenti alle mafie.

E’ il primo progetto, a costo zero, “In Vino Charitas”, suggerito a tutti i Club del Distretto Rotary 2080. Molti dei terreni confiscati alla criminalità organizzata sono stati riqualificati ed inseriti nel circuito produttivo legale, grazie ad interventi finanziati dal Programma Operativo Nazionale Sicurezza, cofinanziato dall’Unione Europea, e riconvertiti a produzioni vitivinicole. Attività queste che, attraverso le cooperative sociali che le gestiscono, danno lavoro a molti giovani, specie del Sud, dove si trova l’81% dei beni confiscati: 44% in Sicilia, 15% in Campania, 13% in Calabria, 8% in Puglia.

Lo scopo di questa nuova strategia operativa nella lotta contro l’illegalità, consiste nel bloccare la capacità economica delle organizzazioni criminali, impedendo loro di riciclare le risorse illecitamente accumulate, convogliandole in ulteriori attività. La legge n. 150 del 2010 ha creato l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione Giudiziaria dei beni “sottratti” (sarebbe meglio dire: “ripresi”) alle mafie.

La Fondazione Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna ha istituito un Master di gestione e riutilizzo di beni e aziende sequestrati e confiscati, creando così specifiche professionalità in grado di ottenere ottimi risultati. CENTOPASSI è l’anima vitivinicola della realtà siciliana di Libera Terra, la Cooperativa Sociale Placido Rizzotto, la Cooperativa Sociale Pio La Torre e la Cooperativa Sociale Lavoro.

Queste cooperative gestiscono 93 ettari di vigneti nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento. Uno dei vitigni principali è il Nero d’Avola. HYSOTELARAY è il nome della Cooperativa Sociale Terra di Puglia: 25 ettari di vigneti in provincia di Brindisi. Il vitigno principale qui è il Negroamaro. Non è difficile accedere all’acquisto, anche on line, di questi vini, aiutando questi giovani volenterosi e bravi, che lavorano anche in condizioni difficili e talvolta rischiose. 

Se il Rotary e i Rotariani, e con loro tutti i cittadini, possono fare qualcosa per loro, ... In Vino Charitas !