ROTARY 55° della fondazione, i pensieri di un socio fondatore

Nella foto:
Piatto commemorativo 55 anniversario, Carlo Conversi socio fondatore

e il presidente Gianni Andrei  24/05/2016

 

di Carlo Conversi

Gli anniversari sono sempre  l’occasione di rivisitare il passato, così anche il nostro Rotary Club che pure aveva  festeggiato soltanto cinque anni fa il suo cinquantenario della fondazione pubblicando un bel libro dal titolo “Racconti  rotariani”, non ha voluto mancare l’appuntamento del 2016.
Un passato che permette ai soci  più anziani di raccontare le proprie esperienze ed offrire spunti per il futuro del club. Si da il caso che il più anziano, quale ultimo fondatore del club ancora presente tra i soci, sia proprio chi vi parla; credo di aver già raccontato quando, nel 1961, fui invitato ad entrare nel club nella categoria degli imprenditori agricoli, pur essendo appena ventisettenne e privo di un curriculum  sufficientemente ricco di onori da giustificare un’investitura, all’epoca spettante solo a personaggi di gran lunga più importanti; mi spianò invece la via dell’ingresso la necessità dei promotori, all’atto della costituzione, di raggiungere il numero minimo di soci  per  la creazione di un nuovo club. Poi arrivarono gli incarichi, le commissioni , tre anni di segreteria, una presidenza biennale nel 1975/77 ed una lunga militanza in varie posizioni  nel nostro distretto terminata solo da qualche anno.

Ricordo questi fatti per sottolineare quanto gli ideali perseguiti dal Rotary Internazionale coincidessero con la mia visione della vita al punto che anche oggi li ritengo validi; è questo il motivo che mi fa partecipare ancora alla vita del club, più o meno attivamente, nella non sopita speranza di essere anche un esempio ai nuovi soci. Scusate se finora ho parlato di me ;  passo ai ricordi che la mia memoria è riuscita a salvare e che mi fanno rispondere alla frequente   domanda : quali sono quelli più belli nella vita del club ?

 Al primo posto metto l’entusiasmo travolgente del primo decennio di vita che ha permesso il passaggio dalla semplice conoscenza all’amicizia tra i soci, quale strumento basilare di ogni iniziativa, come lo statuto richiede.

 Se ne videro subito gli effetti quando, sull’onda della nascita di un’Europa Unita e sulla spinta di quella vocazione internazionale sancita dallo statuto, fu realizzato in breve tempo quello che oggi chiamiamo l’accordo di gemellaggio quadrangolare sottoscritto con i club di Bonn Sud, Maidenhead e Sain Cloud ,  in vita da oltre 50 anni anche se ha perso gran parte del suo slancio iniziale.

Seguì nel 1968 la nascita del Gruppo Giovanile del Rotary, embrione di quello che diventerà alcuni anni più tardi il Rotaract e la scuola di tanti nostri attuali soci ;  prova della grande attenzione già da allora prestata dal club alle nuove generazioni.

Invece per arrivare all’ingresso delle donne nel club dovettero trascorrere quasi 40 anni; fu soltanto nel 2002 che ebbi l’onore ed il piacere di presentare Daniela Bulgarini, prima donna nel club.

Ma per ricordare, in particolare ai nuovi soci, le  più significative iniziative  nella vita di club consiglio di rileggere  “I Racconti Rotariani”, un libro voluto da Raffaele Alliegro, scritto magistralmente  per l’occasione del 50°,  che non ha paragoni con le analoghe celebrazioni editoriali di altri club. Qui soltanto qualche citazione.

 Mi riferisco a progetti, per me indimenticabili, realizzati da soci mossi dal  desiderio di mettere a disposizione le proprie competenze professionali in un progetto importante come fu il restauro, dopo un lungo iter, del Gruppo della Deposizione presente ora al Museo Civico, o la stagione delle rappresentazioni teatrali, ideate e guidate da Anna Vacca e partecipate da decine di soci, famigliari e rotaractiani, o la serie di importanti iniziative editoriali (ne ricordo almeno sei) espressione dell’attenzione riservata alla cultura, correlata agli interventi sul campo per la città, il suo fiume, le sue vie e i suoi monumenti.

Poi la riforestazione di 300  ettari in Madacascar, l’installazione di pannelli solari al Villaggio Don Bosco e ancora  l’attività meno appariscente ma profondamente educativa che è l’azione professionale intesa come contributo alla conoscenza offerto ai concittadini nel campo degli studi o del lavoro tramite premi, conferenze, corsi di specializzazione (ricordo quello per gli scalpellini) e, recentemente di formazione (vedi dipendenti pubblici).

Non mi dilungo sugli interventi o i progetti umanitari realizzati in Tivoli o all’estero; la lista sarebbe troppo lunga mentre meriterebbe una ricerca.                                                                                                                                                                                                                                                                                            

Ora permettetemi alcune considerazioni che vorrei esporre  ai soci come motivi di riflessione :

 - ho parlato di ricerca che implica documenti, foto o pubblicazioni: una mole di materiale sparso in varie abitazioni di soci o di ex, meritevole di essere raccolto, riordinato,  e magari scannerizzato perché rimanga  una testimonianza dell’operato del Rotary  nella comunità; un archivio avviato da Francesco Riccardi che purtroppo non ebbe il sostegno necessario per andare avanti;

 - c’è il problema della assiduità, considerata nel Rotary  base della vita sociale, oggi ridotta a meno della metà rispetto ai primi anni, che non migliora soltanto per il  richiamo di noti conferenzieri; forse manca il piacere di incontrarsi e parlarsi con amici, magari sui progetti ai quali si partecipa,   ma come si fa a costruire amicizie se non ci si incontra, non ci si conosce e non si fa nulla insieme?

 - poi il “quadrangolare”: come si fa a mantenere nel tempo un complesso  rapporto internazionale se non se ne usano le opportunità che potrebbe offrire come i confronti professionali, l’ospitalità-scambio di figli e abitazioni o una progettualità in comune non limitata alla partecipazione finanziaria, ecc. ?

 Molti sono invece i punti di forza che tuttora vanta il club: il Rotaract e l’Interact, fiori all’occhiello del club, vero vivaio della gioventù più promettente, poi il GROC, denominazione che non ha offuscato lo storico Gruppo delle Signore, indispensabile collaboratore di tanti successi; la gestione accurata delle finanze, sempre in ombra ma basilare per la programmazione, che si deve alle cure di restauro di Dario Vernier e dei successivi tesorieri e infine la comunicazione, elemento  essenziale  ai nostri giorni,  mai mancata e addirittura migliorata nel corrente anno con la presenza sui social network curata instancabilmente dal nostro presidente.   

Ma c’è l’aspetto più importante del quale i soci dovrebbero andare fieri:   il rispetto e la stima, riconosciuti al club nel distretto, che pongono Tivoli  al livello dei grandi club storici;    ricordiamolo!

Credo di avervi annoiato abbastanza e mi affretto a liberarvi da me con una promessa ed un augurio, che mi vengono spontanei dalla rilettura di  una riflessione che Raffaele Alliegro  attribuisce ad un socio nelle ultime pagine dei Racconti rotariani: “lui, nel mondo del Rotary, riceveva più di quanto dava e poteva coltivare in allegria la parte migliore di sé ”.

La promessa è quella di continuare a servire, salute permettendo, insieme all’augurio di lunga e felice vita al Club.

24 maggio 2016

“Le persone per bene sono una minoranza da tutelare, la loro correttezza è diventata un’ideologia da rivendicare, per questo le idee “reazionarie” del 1961 sono diventate “rivoluzionarie” nel 2011”